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FESTA 2018 - 289° ANNIVERSARIO DALL'ARRIVO DELLA SANTA IMMAGINE DELLA MADONNA DEL CUORE A GERANO 29.04.2018 12:00 307 Giorni
   
   

I Fiori ...

Solo nel 1922 Gerano riceve il primo impianto d’energia elettrica, per cui fino ad allora il lavoro di composizione dell’Infiorata, durante la notte antecedente alla festa, avveniva al chiarore di bracieri (alimentati con stoppa, resina ed olii) posti su appositi supporti in legno, sistemati in coppia lateralmente a ciascuno degli otto quadri che compongono, complessivamente, l’Infiorata.

Nella pavimentazione in selci del paese, realizzata dal sindaco Narcesi (1880-1890), la futura Piazza della Vittoria (fino alla guerra del 1915-18 il nome era Piazza del Mercato o Sopra San Lorenzo) viene però lasciata in terra battuta lungo l’area sagomata in cui comporre i quadri, delimitandone la sede con costoloni di pietra locale.

Tali riquadri fino al 1950 dovevano essere annualmente riempiti e livellati con terra battuta, tufacea, proveniente dal vicino bosco, per offrire maggior durata e freschezza al fiore depostovi. Purtroppo, in seguito, la sommaria pavimentazione in asfalto costrinse di anno in anno a “risquadrare” con calce e pennello l’esatto perimetro dell’Infiorata.

Tale perimetro, che complessivamente racchiude un’area di circa 250 mq, si calcola partendo dall’alto con l’Arco Gotico in legno (del 1883), montato verticalmente nella parte alta della piazza, ai cui piedi deve aderire un Rosone con Cuore del diametro di sei metri e le due vele adiacenti; seguono sette spazi (ciascuno di forma quadrata, con quattro metri di lato), intercalati da lesene; l’Infiorata si chiude con un lunotto terminale.

Tutto il lavoro è incorniciato da una greca ornamentale, larga sessanta centimetri: solitamente realizzata con rametti di bosso trinciati, la greca possiede, oltre a quella decorativa, la funzione di drenaggio delle eventuali acque piovane e di sostegno per l’intarsio dei fiori. Quando l’area era in terra battuta, il disegno al tratto veniva realizzato con un chiodo o un punteruolo, che incideva la terra; il solco veniva poi riempito con calce bianca liquida, contenuta in un bricco. Per i quadri più difficoltosi (che anticamente erano solo disegni geometrici, o ad arabeschi, e mai riproduzioni figurative) si ricorreva ad una tecnica mutuata da quella usata in tempi antichi anche nell’esecuzione di affreschi: sul terreno venivano fissati fogli di carta, opportunamente forati e sagomati; quindi, spolverando polvere di gesso, terre od ossidi con l’aiuto di un crivello, si otteneva sul terreno sottostante ai fogli la perfetta riproduzione dei profili.

Per ottenere gli effetti desiderati di rilievo e prospettiva, venivano utilizzati strati di segatura coperta di petali di fiore; per altri particolari effetti visivi, infine, si adoperavano e si adoperano ancora i fiori interi, privati soltanto dello stelo. Oggi la riproduzione del bozzetto, solitamente realizzata a mano libera, con gesso o pennello sull’asfalto della piazza, può essere eseguita ingrandendo in scala il disegno e depositando i fiori e i petali direttamente sul terreno. Lo svantaggio invece per chi applica il cartone-disegno in sede, è quello di non far aderire i petali sul fondo stradale, lasciando la possibilità all’infiorata in caso di pioggia (qui quasi ricorrente e rituale) di sfaldarsi.

Mentre per l’esecuzione dei quadri la Confraternita della Madonna del Cuore si è sempre rivolta ad artisti o maestranze locali, per la raccolta dei fiori demanda il compito ai propri Ufficiali (Priore, cassiere o consultori; cfr. Rendiconti e Registro della Confraternita). In grande quantità i fiori venivano raccolta nelle campagne circostanti, offerti spontaneamente dai contadini, che spesso li coltivavano appositamente davanti alle proprie case rurali.

I fiori delle ginestre, del glicine, della villaggine, e delle “palle di neve” venivano “sgramorati” sul luogo stesso in cui erano stati colti, per essere poi conservati in cantina, sparsi sul terreno in modo che mantenessero la propria freschezza. Il verde (bosso, leccio, olivo e saggina) veniva raccolto in fasci e quindi triturato, con l’aiuto di una roncola, in un luogo non distante dalla Piazza dell’Infiorata. In periodo di magra i raccoglitori dei fiori si spingevano anche in zone più lontane, dove il clima differente aveva magari favorito la fioritura anticipata. In un periodo successivo, terminato circa trent’anni fa, era invalso l’uso di dare in appalto l’approvvigionamento dei fiori: e l’appaltatore, spesso, non si limitava a spendere la somma affidatagli, ma (per acquisire meriti o per mera devozione) aggiungeva di tasca propria quel che era necessario per la miglior riuscita dell’Infiorata. Oggi, però, questo genere di approvvigionamento dei fiori, viene effettuato solo in parte ricorrendo alla raccolta nelle zone circostanti, mentre per il resto ci si rivolge a vivai ed aziende specializzate di alto livello industriale.

L’impegno della raccolta dei fiori, vuoi per l’incuria delle campagne, vuoi per le accresciute esigenze degli artisti, costituisce l’incarico più gravoso per il Comitato dei Festeggiamenti.

Segue ... La Cantina dei Fiori

 

   

I Fiori Utilizzati  

   

Le Realizzazioni  

   
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